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Doveva essere, più o meno, così l’Eden: sorgenti e nastri d’argento disegnati fra il
verde dei prati; profondi silenzi intercalati dal cinguettio degli uccelli e dallo stormire
delle fronde accarezzate dalla brezza mentre olezzi di fiori permeavano l’ambiente.
Animali d’ogni specie vivevano in libertà, ognuno nel rispetto dell’altro, i cuccioli del
lupo giocavano con gli agnelli mentre l’uomo, arrivato dopo, per evitare probabilmente
che stravolgesse il tutto, si cibava in origine con i frutti della terra e non pensava ad
ammucchiare risorse in quanto la natura era colma di ogni necessità. Non c’erano
confini di regione o di stato, di lingue e di razze mentre la terra navigava nell’universo
come una zattera sulla quale tutti erano edotti circa il fatto che vivere in pace, in amicizia
ed in collaborazione, costituiva la garanzia per un’equa ripartizione delle risorse e
della serenità. Ogni aurora segnava come una benedizione il nuovo giorno infondendo
entusiasmo ed ogni tramonto invitava al consuntivo ed alla riflessione di un giorno
che non sarebbe più stato dato da vivere. Gli uomini, rendendosi conto di essere una
porzione del tutto non accampavano diritti ed intenti di sopraffazione sugli altri viventi e,
non dovendo ammucchiare ricchezze, trascorrevano senza affanni il loro tempo in salute,
in un contesto privo di inquinamenti, stress e mal di fegato suggerito poi dall’invidia e
dall’infelicità nel non essere superiore agli altri. Si lavorava per quanto era sufficiente
per vivere considerando come la “banca del creato” era garante di una ripartizione
dignitosa per tutti, bianchi o neri che fossero. Poi, il predominio dell’avere sull’essere
creò la cupidigia, le guerre e l’infelicità. Eh si, non erano disegnate da forti e trincee le
montagne non essendo considerate barriere fra popoli mentre, da ogni versante, l’uomo
concorreva per rendere più confortevole il pascolo e la conseguente alimentazione.
Non esistevano tribunali, eserciti e tutori dell’ordine in quanto nessuno si sarebbe mai
sognato di sopraffare un altro e le leggi naturali del creato. Non casualmente la “vetta
della montagna” simboleggia la saggezza del salire lungo la scala dei valori per godere
di una stupenda visione sul mondo.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column css_animation=”fadeInLeft” width=”1/2″][vc_column_text css=”.vc_custom_1586181590850{margin-top: 50px !important;background-color: rgba(129,215,66,0.33) !important;*background-color: rgb(129,215,66) !important;}”]Testo e foto da “Scampoli di Gioia e Poesia” di Elisio Croce[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”2360″ img_size=”400×400″][/vc_column][/vc_row]

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