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Quando vestivo la primavera del mio tempo progetti avventurosi di salite fra rocce e ghiacciai cullavano i sogni per ore grandi, spese per traguardi severi, lassù, dove le vette più ardue invitavano al cimento. Cori di sogni preludevano la prova giorni avanti al momento atteso, voluttà d’avventura catalizzavano i pensieri cullati dall’ignoto. Integralismo fra sport ed avventura? O, piuttosto, desiderio di evasione, di esplorazione e di nutrire l’anima accompagnandola al pascolo fra mondi genuini e silenziosi?
Via via, seppure con minor ardimento e progetti più pacati, i percorsi per le vette si sono fatti escursionistici; per conseguire il traguardo il sentiero ha sostituito la roccia ma invariato è lo spirito che conduceva il novizio alle sue prime salite fra le vie d’un mondo inesplorato. Anzi, esperienze consumate insegnano a cogliere, con gli occhi e con il cuore, quelle bellezze del creato giorni addietro celate nella corsa prioritaria verso traguardi prefissati senza volgere lo sguardo al di là del percorso.
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