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Lo zaino è affardellato per la nuova avventura; sotto gli scarponi cigola l’assito del rifugio mentre il profumo del thè avvolge visi ansiosi e cuori già posati sulla vetta. Suggerita dall’ultima stella l’alba sorge sulla valle che giace fra il crepuscolo: è ora di andare. Culla il pensiero camminare accompagnati dal sussurro dell’erba scrosciante vestita di rugiada irrigidita dal freddo dell’aurora mentre i primi cinguettii svelano la natura che si sveglia ed il cuculo annuncia il nuovo giorno. Il pensiero sembra frugare fra i silenzi per nutrire di meravigliosa quiete l’interiorità. Tutto è pulito intorno; l’aria, tersa, invita a tenere le mani in tasca. Lo sguardo punta lassù, al traguardo di un giorno, dove la vetta già si fa purpurea al primo sole poi, come per incanto, il tepore sulla schiena e l’ombra, la nostra ombra, che si allunga d’innanzi per specchiare il nostro passo sul declivio che brilla mentre la rugiada si scioglie per unirsi al nostro sudore.
Saliamo quindi “lassù” per raggiungere il nostro cuore.
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