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La montagna ha indossato l’abito candido ostentando il colore della purezza per entrare solenne nel firmamento terso. Alberi dalle braccia nude, spalancate verso il cielo, sembrano voler sporgere le vette ed invocare la benedizione dell’Assoluto sul mondo infreddolito e stanco. Stalattiti di ghiaccio scendono fra le rocce inaridendo il bisbiglio delle cascatelle. Lassù, solo un camino sta esalando vapori d’abete e di polenta fra un silenzio che ti cala nell’anima. Qualche raggio d’un sole parco, prova ad insinuarsi fra la foresta vestita di bianco inesplorata da viventi, che pure soggiornano nelle tiepide tane sotto la coltre candida; il meriggio diventa subito sera e tosto la notte incombe, muta e severa, fra i monti di ghiaccio. Infine, un vortice di petali candidi, disegnati come le stelle, scende soffice dal cielo per avvolgere il mondo nel suo mantello purificatore e renderlo, una volta ancora, incantato. Apparentemente estinti fra la natura in quiescenza, semi ed arbusti, progettano nuovi germogli per rinnovare un’altra primavera.
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